| Chi č il bambino prenatale |
|
CHI È IL BAMBINO PRENATALE
Tratto da " La comunicazione e il dialogo dei nove mesi" - Ed. Mediterranee
Negli ultimi decenni, gli studi sulla vita prenatale si sono straordinariamente moltiplicati come se la nuova era, ormai incominciata, esigesse che l'uomo dovesse ripercorrere tutto il suo cammino sin dall'inizio per rielaborarlo e riscoprirsi nella sua globalità. Attualmente esiste un numero molto consistente di studiosi che indagano sulla vita prenatale e su tutte le tematiche ad essa connesse. I risultati sconvolgenti delle loro ricerche giungono, sempre più numerosi e ricchi di informazioni, da ogni parte del mondo. Ora non possiamo più ignorare che il bimbo intrauterino, solo da poco apparso così clamorosamente sulla scena del mondo in tutta la sua sorprendente realtà e in tutto il suo splendore, sia un essere sensibile e intelligente, le cui caratteristiche psicofisiche sono inscritte solo in parte nel suo patrimonio genetico sin dal concepimento. Partendo da quel primo istante vitale, esse, infatti, si sviluppano anche in base agli stimoli e prendono gradualmente forma nell'arco di tutta la gestazione e non successivamente alla nascita, come invece sostenuto sino a non molto tempo fa: l'intelligenza del bambino è dovuta per circa un terzo a fattori genetici e per due terzi è data dagli stimoli e dalle esperienze ambientali. Che il feto sia intelligente e sensibile è ormai un dato di fatto, confermato da numerose e svariate ricerche sulle sue capacità di apprendimento e sulle sue risposte a stimoli e situazioni diverse. Per esempio, si può constatare una chiara intenzionalità gestuale già in un embrione di 8 settimane. I feti dentro le madri che aspettano di essere sottoposte ad amniocentesi, sono particolarmente irrequieti rispetto a quelli le cui mamme attendono di fare una normale monitorizzazione. Gli organi dei sensi ed i centri cerebrali corrispondenti, sono già formati sin dalla fine del periodo embrionale. L'udito è l'organo di senso che è maggiormente in grado, durante la vita intrauterina, di relazionare il feto al mondo esterno. La sua funzionalità è completa verso la fine del 5° mese di gestazione, ma il bambino è già in grado di riconoscere, per esempio, la voce paterna verso la 16ª, 17ª settimana, come dimostrano, durante gli esami ecografici, i suoi comportamenti e l'accelerazione della frequenza cardiaca quando, fra le diverse voci dei presenti, ode quella del suo papà. La dott.ssa Clements ha studiato le reazione dei feti a diversi tipi di musica: ha potuto constatare che Brahms e Beethoven li agitano, Mozart e Vivaldi li calmano. La musica Rock, con i suoi toni bassi e martellanti, risulta sgradita al feto. Invece al bambino piace udire la voce della propria mamma, soprattutto quando canta: numerose sono le esperienze di riconoscimento, da parte del neonato, dei canti o delle melodie udite durante la vita intrauterina. Poiché è stato dimostrato che il bambino si "impasta", per così dire, della vita emotiva della madre, è evidente che tutto ciò che contribuirà, come un bel brano musicale, a dare gioia e tranquillità a lei, si rifletterà positivamente su di lui. Lo psichiatra Canadese Thomas Verny, autore del libro "Vita segreta del bambino prima della nascita" (Ed. Mondadori), organizzò nell'82 il primo congresso internazionale dell'Associazione di Psicologia Pre e Perinatale del Nord America, al quale parteciparono oltre 50 relatori di 9 paesi. In quell'occasione egli disse che: "Quanto succede dopo la nascita è un'elaborazione di ciò che è successo prima, e da esso dipende" e aggiunse: "Il realizzare tutto questo permette di spiegare l'origine degli aspetti più sorprendenti del comportamento del neonato. La sua capacità di rispondere agli abbracci, alle carezze, agli sguardi e ad altri segnali della madre consegue alla lunga consuetudine di un rapporto con lei prima della nascita". Molti studi confermano che in gestazione esiste, tra madre e figlio, un sistema di contatto intrauterino complesso e ricco di sfumature, che si protrae continuando dopo la nascita e che sembra esista anche fra gli animali. Il feto è un piccolo essere umano, in grado di provare sentimenti ed emozioni, udire, gustare, reagire coerentemente agli stimoli ed interagire con i genitori. E'anche in grado di memorizzare e quindi è dotato di capacità cognitive e di apprendimento. In pratica, il feto muove le braccia, aggrotta le sopracciglia, gira gli occhi sotto le palpebre verso gli stimoli mostrando curiosità ma, successivamente, quando riceve per un numero di volte variabile, generalmente da 3 a 4, gli stimoli a lui già noti, non risponde più, oppure si calma o si addormenta, dimostrando quindi di avere non solo memorizzato, riconosciuto e quindi appreso lo stimolo, ma di essere anche in grado di rispondere coerentemente. Il feto gioisce e soffre. L'espressione di pianto è stata registrata durante la 21° settimana in casi di aborto terapeutico. Inoltre il bambino intrauterino è socievole, comunicativo ed è in grado di stabilire relazioni affettive durevoli nel tempo. La dottoressa Alessandra Piontelli di Milano ha compiuto degli studi ecografici molto interessanti sui gemelli a partire dalla 20ª settimana. Ha osservato per diverse ore al giorno il loro comportamento riportando degli episodi davvero curiosi. Tra i tanti ne segnalo uno particolarmente divertente ed anche molto significativo. Luca ed Alice avevano stabilito in utero un rapporto affettuoso e giocoso: Luca, più vivace ed attivo, andava verso la membrana che lo divideva dalla sorellina e la svegliava gentilmente. Un incredibile, meraviglioso dialogo-gioco avveniva tra i due che prendevano a strofinarsi le teste e si contattavano attraverso la membrana appoggiandosi guancia a guancia, come se volessero abbracciarsi. Questo comportamento fu poi ripreso da Luca ed Alice al termine del loro primo anno di vita. Andavano verso una tenda, che fungeva da membrana e ripetevano l'amorevole gestualità che aveva caratterizzato la loro relazione intrauterina, dimostrando così di possedere una capacità relazionale ed affettiva che continuava nel tempo. Benché l'ultimo trimestre della gravidanza venga di solito indicato come quello in cui siano attuabili un maggior numero d'interazioni tra madre e figlio, e sia possibile trasmettergli in modo più esplicito i sentimenti dell'accettazione, della gioia e dell'amore, indispensabili per il suo equilibrio psicologico, molti studi ci dimostrano che l'accettazione e la relazione con la madre sono invece risentite e vissute dal feto, via psichica e biofisica, molto più precocemente, addirittura sin dall'inizio della gravidanza. I risultati degli studi e delle ricerche riferiscono che le emozioni della madre si comunicano al nascituro via empatica mediante un processo d'impregnazione e di trasmissione psichica, ma anche via ormonale e via battito cardiaco sin dalle prime settimane di vita: se quest'ultimo, ad esempio, è stato accelerato da una forte emozione, anche il cuore del figlio comincerà a pulsare più velocemente rispetto a prima. Si riscontrano modificazioni del battito cardiaco, dimostrazioni di gioia, tristezza, rifiuto, un'espressiva mimica facciale ed una coerente gestualità non solo come reazione a tutto ciò che vive la madre, ma anche alle variazioni dell'ambiente immediatamente circostante. Oltre a mostrare di possedere delle preferenze musicali, si è potuto anche appurare come egli dimostri di gradire o di non amare determinati visitatori familiari evidenziando le stesse simpatie ed antipatie della madre. Inoltre non ama i contesti ambientali che gli propongono suoni sgradevoli e rumori improvvisi: è da notare che i suoni e i rumori giungono a lui deformati e amplificati dal liquido amniotico in cui è immerso e non attutiti come si è creduto fino a pochi anni orsono. In risposta agli stimoli, e in base al loro gradimento, il feto sorride, ammicca con gli occhi, sbadiglia, oppure scalcia, fa le smorfie, o decide di ignorare lo stimolo addormentandosi o girandosi di schiena. L'ansia e lo stress materno inducono delle variazioni nella produzione ormonale: gli ormoni dello stress da lei prodotti, catecolamine e adrenalina, invaderanno il sistema del bambino rendendolo nervoso ed eccitato, in pratica, facendo entrare pure lui in stato di stress. Per contro anche le emozioni gioiose della madre raggiungono il feto: un benefico e rivitalizzante flusso di endorfine viene inviato al figlio ogni volta che essa è felice o lo pensa con amore. Ciò che sembrerebbe mettere realmente in pericolo il nascituro, non sono gli stress occasionali, né sporadici momenti d'ansia o di paura, né tantomeno un evento tragico, fosse pure il decesso di un familiare della gestante: ciò che potrebbe seriamente influenzare negativamente lo sviluppo psicofisico del feto è l'intensità di uno stress prolungato accompagnato dal senso d'abbandono che la madre gli potrebbe comunicare se in quella circostanza interrompesse per molto tempo, o del tutto, il contatto affettivo e rassicurante. Lo psichiatra Canadese Thomas Verny sostiene che: "Quello che mette più in pericolo il nascituro, non è tanto la reazione fisico-ormonale immediata della madre ad un avvenimento tragico, quanto la reazione successiva a livello emotivo se è a lungo termine. Se la donna rimane tanto sconvolta dal dolore e dalla perdita da rinchiudersi in se stessa, il bambino ne soffrirà terribilmente. Ma se, invece, mantiene aperti i canali di comunicazione con il figlio inviandogli messaggi rassicuranti, il bambino potrà continuare a crescere rigoglioso". Il prof. Freyberg dell'Università di Uppsala, medico, filosofo e studioso del prenatale, sostiene che i neonati che hanno avuto un rapporto giusto con la madre durante la gravidanza, sono invariabilmente attirati dal seno materno. Egli, tra gli altri, cita l'episodio di Kristina che inspiegabilmente, invece, lo respingeva voltando la testa ogni volta che le veniva offerto dalla madre. Accettava, al contrario, volentieri la bottiglia di latte artificiale. In seguito si appurò che la donna non aveva desiderato la figlia ed aveva cercato di abortirla nel corso delle prime settimane di gestazione. Evidentemente Kristina, da lungo tempo consapevole del rifiuto della madre, aveva preso a respingerla lei stessa ancor prima di nascere. Tra i molti episodi citati da Freyberg ho scelto questo perché mi è sembrato particolarmente significativo. Il rifiuto porta al rifiuto e, nelle sue estreme conseguenze, all'odio e alla violenza. Dietro una persona violenta c'è sempre una storia dove ad un certo punto si evidenzia un freddo buco nero, uno spazio di vita che non è stato quello che avrebbe dovuto essere, caldo, accogliente, amorevole. Per molti adolescenti drogati o criminali, per molti bambini e adulti aggressivi o mentalmente disturbati, questo spazio gelido è stato l'utero materno. Ancora Freyberg: "La storia dell'umanità è anche la storia di bambini e questa storia inizia con l'inizio della vita, al momento del concepimento...è giunto il momento per una nuova presa di coscienza da parte della società, in cui lo stadio prenatale e perinatale venga riconosciuto come il periodo più cruciale e decisivo della vita umana.". Tuttavia è importante sottolineare che le sporadiche, leggere ambivalenze all'inizio del primo trimestre nei confronti della gestazione e/o del bambino sono del tutto normali, direi quasi che sono una caratteristica e una costante, soprattutto nelle coppie giovani in attesa del primo figlio, e non comportano seri problemi per lo sviluppo psicofisico del nascituro. Ho volutamente usato il termine "coppie" perché gli studi più recenti stanno dimostrando come anche le ambivalenze paterne possano svolgere una parte considerevole nella crescita psicofisica del bambino, così come, più in generale, il modo in cui egli gestirà durante tutta la gravidanza della compagna il suo ruolo all'interno della coppia e quello, nuovissimo, di genitore. Alcuni anni fa Thomas Verny aveva detto a proposito del ruolo del padre durante la gestazione: "Il rapporto con un uomo sensibile e che la ami dà alla donna un sostegno emotivo continuo nel periodo della gestazione ... Ora che abbiamo scoperto l'importanza della sicurezza emotiva e del nutrimento spirituale che la donna e, di conseguenza, il bimbo che porta in grembo ricevono durante la gravidanza, l'uomo può finalmente ritrovare il giusto ruolo che gli compete". Più recentemente, grazie ai nuovi studi e alle nuove ricerche condotte sul ruolo e le competenze del padre durante la gravidanza, emerge che il bambino ha bisogno di essere accettato ed amato sin dalle sue prime settimane di vita intrauterina non soltanto dalla madre ma da entrambi i genitori congiuntamente. Occorre anche che essi gli parlino spesso e amorevolmente, specialmente a partire dal 4°, 5° mese, che lo cullino e lo accarezzino, facendolo sentire parte della famiglia e non "in attesa di partecipare", quasi che l'inizio della relazione fosse possibile solo nel momento dell'incontro visivo: non è così! Il bambino entra in relazione direttamente e concretamente con i genitori sin dal concepimento, diventando sempre più partecipe e interattivo proporzionalmente al procedere della gestazione e alla disponibilità del genitore. In un'epoca in cui ci preoccupiamo molto dei diritti dell'uomo e del bambino, non parrebbe logico pensare che il primo dei diritti di un essere umano è quello di essere desiderato e amato e quindi che gli siano proposti un concepimento, una gestazione ed una nascita in grado di offrirgli, sin dall'inizio del suo cammino, le migliori premesse e le condizioni più favorevoli per la sua crescita? Ci sono circa 90 milioni di bambini che ogni anno nascono nel mondo. Sta finalmente approssimandosi il tempo in cui non si potranno più ignorare le straordinarie ed innate capacità di questi bambini, il potere indagante della loro mente, la loro sensibilità, le loro abilità, la loro intelligenza. Ancora il prof. P. F. Freyberg: "Al fine di poter compiere una scelta informata e senza stress, l'educazione alla pianificazione familiare dovrebbe iniziare molto prima del concepimento. Essere genitori responsabili non è un dono concesso dalla natura o un talento facilmente acquisibile. La capacità genitoriale spesso deve essere appresa". G. A. Ferrari |
