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INTERVISTA
CON GABRIELLA FERRARI
per
la rivista "Insieme"
FARE
YOGA IN GRAVIDANZA.
Se
praticate lo yoga regolarmente, avete già fatto un passo
avanti molto importante verso il vivere positivo: avete scelto di
dedicare un po' del vostro tempo a nutrire voi stesse e il vostro
spirito. Quando poi il corpo diventa il luogo nel quale si forma e
cresce una nuova vita, a maggior ragione è importante
continuare a prendersene cura e, se possibile, ancora con più
dedizione.
Creare
lo spazio per fare yoga è un modo semplice di occuparvi di voi
stesse e del bambino, senza rinunciare agli impegni quotidiani.
Sentirete meglio il contatto con la natura; sarete in grado di
accompagnare con dolcezza le trasformazioni che vi interesseranno a
livello fisico ed emotivo; inizierete a scoprire con gioia e
meraviglia che la capacità di partorire e di accudire vostro
figlio sta già tutta dentro di voi. L'effetto benefico dello
yoga, poi, si estenderà anche sul bambino e renderà
ancora più profondo l'intimo legame che vi unisce.
Gabriella
Arrigoni Ferrari pratica yoga dal 1968 e fin dal 1973 tiene corsi
specifici di yoga in gravidanza nel suo centro Lunasole a Parma.
Presidente e socia fondatrice dell'Anep Italia (Associazione
azionale per l'Educazione Prenatale), autrice di numerosi libri sul
rapporto genitori-figli nel periodo che precede la nascita, sostiene
che è fondamentale per una futura madre lavorare con lo yoga
sul corpo e sulla mente per costruire nel tempo un legame sempre più
forte con l'essere che cresce nella pancia.
INTERVISTA
Dott.ssa
Ferrari, perché fare yoga in gravidanza?
Perché
sono innumerevoli i benefici che una mamma, e la sua famiglia,
possono avere con la pratica yoga. E' molto importante, ed è
possibile facendo semplici esercizi, mantenere in salute la colonna
vertebrale; lavorare sull'apertura del bacino e aumentare
l'elasticità della muscolatura in zona pelvica; respirare in
maniera ampia e armonica per aumentare l'ossigenazione del sangue.
Ma soprattutto, la meditazione e le tecniche di visualizzazione di
immagini portano la donna ad accettare con gioia i cambiamenti del
proprio corpo e a creare da subito un legame speciale e inscindibile
con il suo bambino. La ricerca scientifica ha confermato che un
bambino desiderato e coccolato anche in fase di gestazione sarà
molto probabilmente un bambino sereno e sicuro di sé.
Qual
è l'obiettivo del suo corso?
Nel
mio centro facciamo cicli di dieci lezioni rivolte alla coppia con
l'obiettivo di fornire strumenti utili per l'educazione del
figlio che stanno per avere e aiutarli ad entrare in relazione con
lui. E' importante che una mamma e un papà imparino il prima
possibile ad accogliere il loro bambino, a conoscerlo, e che arrivino
a capire come lo si deve trattare. Quando il bambino sarà nato
il genitore saprà già cosa vuol dire rispettarlo e
capirà che educare significa ex-ducere, tirare fuori, ovvero
aiutare il proprio figlio a diventare ciò che è.
Quando
si può iniziare a comunicare con il bambino?
Già
alla fine della quarto mese prende il via un periodo molto ricco e
interessante perché la madre incomincia ad accorgersi dei
movimenti del figlio. Il bambino, a quell'età, gioca con il
cordone ombelicale, è capace di succhiarsi un dito e reagisce
ai rumori forti e improvvisi coprendosi le orecchie. Allora si può
iniziare a parlargli con voce dolce e affettuosa accarezzando la
pancia e il bambino, ben presto, imparerà a distinguere quando
ci si rivolge a lui. Dal 5º mese in poi, girerà perfino
la testa verso il padre quando udrà la sua voce.
Come
si può parlare al bambino?
Come
se fosse già nato! Basta prendere l'abitudine di
raccontargli quello che si pensa, spiegargli cosa si sta facendo e
dove si sta andando, descrivendogli l'ambiente circostante e le
emozioni che questo suscita. E' importante che il bambino possa
udire la voce della sua mamma che si rivolge affettuosamente proprio
a lui: è stato dimostrato che egli la gradisce molto,
specialmente quando canta. E' anche il momento di scegliere la
ninna nanna, o la filastrocca, da cantargli ogni giorno e che egli
imparerà a conoscere e ad amare. Quando sarà nato, il
piccolo riconoscerà la sua ninna nanna che costituirà
un ulteriore filo conduttore nella relazione madre-bambino, e aiuterà
a creare e a mantenere quella continuità affettiva tra vita
prenatale e ambiente esterno che è necessaria al suo
equilibrio psicologico.
Perché
è importante costruire questo rapporto?
La
ricerca ha confermato che il periodo prenatale è la prima
tappa importante della vita umana e che la nascita comporta un enorme
cambiamento nei vissuti del bambino. Il tipo di relazione che si
riuscirà a instaurare con lui durante i nove mesi, e
specialmente negli ultimi tre, assume, quindi, un valore molto
importante perché la madre non soltanto nutre il suo bambino,
ma è anche la mediatrice tra lui e il mondo esterno. In questo
periodo è importante fare attenzione e soffermarsi sui segnali
che il bambino invierà: movimenti, calcetti, piccoli
spostamenti di qua e di là. Occorre rispondergli sempre, in
modo che si renda conto che la sua mamma lo sente, lo ascolta e gli è
costantemente vicina. Basta creare un segnale convenzionale in
risposta, sempre il medesimo, per esempio battere due colpetti e
subito dopo accarezzare con affetto l'addome là dove si sono
sentiti i movimenti del bambino, per avviare e mantenere attivi il
dialogo e la comunicazione. Così nel bambino crescerà
la fiducia nella capacità di ascolto materna.
Quando
è il momento migliore per parlare al piccolo?
La
madre potrà individuare un momento della giornata in cui il
suo piccino solitamente è sveglio e si muove e dedicargli un
po' di tempo, in modo tale da creare uno spazio in cui, più
o meno alla stessa ora, il bambino saprà che la sua mamma è
tutta per lui. E' il momento delle coccole, delle carezze, dei
piccoli giochi di spostamento, della canzoncina o di quanto l'amore
materno potrà trovare nell'arcobaleno della propria
fantasia. Nel ripetersi puntuale dell'esperienza, il bambino
incomincerà ad attenderla. Molte madri mi hanno riferito che
quando sono in ritardo, il bambino incomincia ad agitarsi e mostra
segni di impazienza!
Qual
è durante la gravidanza il ruolo del padre?
Il
periodo prenatale può essere, per la coppia, un'ottima
occasione per imparare a "stare insieme" condividendo
l'esperienza della relazione affettiva e della comunicazione con
lui. Se le esperienze legate alla vita prenatale del bambino saranno
state condivise e gestite insieme con amore e tanto dialogo tra i due
genitori, la nascita di un figlio non costituirà un evento
tale da comportare uno sconvolgimento nella loro vita. Se entrambi i
genitori si sono preoccupati di relazionarsi con lui durante la
gravidanza, condividendo le varie esperienze, la nascita di un figlio
non può che arricchire la coppia di nuovi meravigliosi
vissuti, in un contesto di continuità relazionale e di
circolarità affettiva all'interno di una triade in gran
parte già strutturata durante tutta la gravidanza.
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